E-commerce e compliance: l’importanza del rispetto delle regole

L’economia moderna va sempre più verso l’informatizzazione, anche nel settore del commercio al dettaglio. E-commerce e compliance sono strettamente legati, da qui l’importanza di osservare scrupolosamente la normativa dettata in materia dal Codice del Consumo e dalla legislazione settoriale.

La diffusione del commercio elettronico è un fenomeno in continua e costante espansione ormai su scala mondiale. Complice anche il periodo di crisi economica senza precedenti che sta coinvolgendo, ormai da diversi anni, l’economia globale, questa “tendenza” nasce storicamente negli USA, da sempre tecnologicamente avanzati, ma ha ben presto preso piede in Europa e nel nostro Paese. In questo articolo cerchiamo di comprendere meglio il fondamentale rapporto tra e-commerce e compliance, con particolare riferimento al Codice del Consumo.

Colossi delle vendite online come l’americana Amazon o la cinese Ali-Express, aziende dai fatturati miliardari, rappresentano naturalmente solo la punta dell’iceberg. Ma la tendenza è decisamente più diffusa: non coinvolge solo il classico commerciante o rivenditore di prodotti di terzi, ma anche piccoli e medi artigiani, che offrono le loro creazioni direttamente sul web, fino ad arrivare a professionisti che propongono le loro prestazioni intellettuali direttamente online, attraverso il fenomeno della consulenza virtuale.

Un fenomeno così dilagante non poteva non trovare una regolamentazione in ambito giuridico; in effetti il legislatore è intervenuto in materia a partire dal 1998, attraverso una serie di normative settoriali, sino ad approdare nel 2003 al fondamentale D.Lgs 70/03 sulla “disciplina del commercio elettronico”, punto di riferimento per l’intero settore.

In questo articolo tuttavia ci soffermeremo in particolare sul Codice del Consumo e sulle relative prescrizioni in materia, in particolare se la piattaforma utilizzata è funzionale ad attività B2C.

E-commerce e Codice del Consumo: l’importanza della compliance

Un commercio elettronico di successo parte necessariamente dalla compliance legale. Il rispetto della normativa di settore, infatti, riveste un ruolo essenziale nella tranquillità della gestione del proprio business, per intuibili ragioni di deontologia ma anche per evitare di incorrere nelle sanzioni previste in caso di trasgressione.

Il primo passo nell’apertura di una qualsiasi piattaforma di commercio elettronico è la verifica delle necessarie autorizzazioni, e precisamente:

  • Il deposito della SCIA (segnalazione di inizio attività) presso lo Sportello Unico Attività Produttive
  • Iscrizione al VAT information exchange System (VIES), al VAT On E-Service (VoES) oppure al Mini One Stop Shop (MOSS) per le questioni fiscali

Una volta completate tali autorizzazioni, si può passare agli aspetti più strettamente legati all’online.

La compravendita

Dal punto di vista giuridico, chiunque eserciti un’attività di e-commerce, ed è pertanto titolare del relativo sito internet attraverso il quale vengono proposti i prodotti o i servizi in vendita, instaura un rapporto di compravendita con gli utenti.

Occorre pertanto stabilire che tipo di attività commerciale viene posta in essere, se B2B, B2C o entrambe; in particolare, infatti, se l’attività fosse qualificata come B2C occorrerà attenersi anche alle previsioni di cui al Codice del Consumo in materia di contratti conclusi a distanza, con particolare riferimento alle modalità di recesso.

Va infatti precisato che l’intero rapporto di compravendita, specialmente se viene svolto online, va improntato alla massima trasparenza ed alla più chiara informativa.

E-commerce e compliance: le condizioni generali di contratto

Veniamo quindi al profilo più importante di tutta la normativa in ambito contrattuale, ossia le cosiddette condizioni generali di contratto. Come in ogni ambito dell’economia, anche in questo settore è indispensabile che siano visualizzabili, memorizzabili e accettate dall’acquirente.

Nell’ambito dell’e-commerce, la gestione delle condizioni generali di contratto evidenzia importanti divergenze tra un tipo di attività qualificata come B2B ed un tipo di attività qualificata come B2C.

Nel mondo B2B, l’elemento di maggior delicatezza è l’accettazione della clausole vessatorie che, ai sensi degli artt. 1341 e 1342 c.c. deve avvenire con espressa accettazione “per iscritto”. Tra queste, in particolare, acquistano rilievo il recesso unilaterale del venditore, il foro competente e la clausola compromissoria.

Tuttavia, la normativa di riferimento prevede che:

  • la firma elettronica (quali ad esempio username+password o PIN) soddisfa il requisito della forma scritta. Sul punto, cfr. la recente Sentenza SS.UU. n. 10266/2018 del 27 aprile 2018;
  • la firma elettronica avanzata (SMS), qualificata (token) e digitale fanno “piena prova” ex art 2702 c.c.
  • la firma elettronica qualificata e digitale sono richieste per i contratti da sottoscrivere per iscritto a pena di nullità.

In sostanza, in base alla normativa vigente, non è necessaria la firma digitale per l’accettazione online delle clausole vessatorie nel B2B.

Passando invece al settore B2C, l’aspetto più delicato è il diritto di recesso dei consumatori dai contratti conclusi a distanza previsto negli artt. 52-59 del Codice del Consumo (cfr. Cass. n. 14762/2003). Il concetto di base è che, al momento dell’acquisto online, il consumatore non ha potuto provare il bene/servizio, quindi può cambiare idea entro 14 giorni.

Tale termine inizia a decorrere dal momento della consegna, se è stato acquistato un bene, o dalla conclusione del contratto, se è stato acquistato un servizio. Se il venditore ha omesso di fornire l’informativa precontrattuale sul recesso, il periodo è prolungato di 12 mesi.

Entro 14 giorni dall’esercizio del recesso, il consumatore deve restituire il bene e il venditore il denaro ricevuto. Tuttavia, il venditore può trattenere il denaro fino alla consegna del bene o fino alla ricezione della prova dell’avvenuta spedizione.

È fondamentale tenere presente che la responsabilità del consumatore è limitata alla diminuzione del valore del bene dovuta da una manipolazione diversa da quella necessaria per provare il bene, tenendo a mente che tale manipolazione deve essere sostanzialmente quella che avverrebbe se il consumatore si recasse in un negozio fisico.

E-commerce e compliance: la Privacy ed i Cookies

Dato che un E-Commerce comporta necessariamente la raccolta e il trattamento di dati personali, nonché, spesso, l’uso di cookie di profilazione, le informative privacy e cookies dovranno essere dettagliate e specifiche.

In particolare, bisognerà prestare attenzione ai consensi da raccogliere, che potrebbero essere più di uno, e alla eventuale necessità della notifica preventiva al Garante Privacy.

Una volta concluso il contratto di acquisto online, il venditore è tenuto a fornire talune informazioni post contrattuali. A mezzo email, dovrà infatti confermare la ricezione dell’ordine di acquisto, descrivere il bene/servizio acquistato, inviare le condizioni generali di contratto e spiegare le modalità di recesso.

Per ogni dubbio vi consigliamo di affidarvi ad un professionista nel settore della contrattualistica online, che saprà impostare il vostro profilo commerciale in maniera tale da tutelarvi al meglio.